È il 1° Febbraio quando, ancora in convalescenza dal brutto incidente stradale dell’anno prima, assistiamo alla presentazione de Transanatolia 2019 un’edizione che si preannuncia ricca di storia dalle tappe annunciate durante la serata.

Tanti amici e “colleghi” di Road book si presentano alla serata e nel mentre fuori qualche goccia di pioggia bagna il freddo asfalto, tanti bei personaggi tra una birra e uno stuzzichino si raccontano aneddoti ed esperienze.

Ma in testa, nonostante le brutte compagne di avventura che ancora usavo, le stampelle, mi ronzava la vocina che mi diceva di provarci, o per meglio dire di riprovarci; Sì perché già nel 2017 un Transanatolia l’avevo fatto, bellissimo e massacrante come sempre ma la sfortuna era stata tutta dalla mia parte …!

Così prendo il toro per le corna e sentito Fiorenzo di Evasioni per il trasporto decido di buttarmi. Nella scelta mi seguono molti amici che già conosco, Dakariani veri quelli che le note del Road Book le hanno stampate sulla pelle, gente che ti auguri sempre di incontrare nella speciale per sterilizzare l’ansia di perderti come Tarricone, Metelli, Chinaglia, Borsi. Ed ancora molti altri amatori che come me amano le vacanze …. tranquille, Sandri, Papa, Gauzzi, Piolini, Del Deo le fanciulle Serena Borsi, Francesca Gasperi, Camilla Ferzacca….

Ops dimenticavo il buon Gerini, che quando ha saputo che mi ero iscritto anche io ha iniziato a preoccuparsi …. , ma poi come vedrete l’ho “lasciato” vincere!

Insomma un folto gruppo di sciroccati, perché solo così puoi chiamare chi nel bel mezzo di Agosto decide di spararsi 2.300 km di road book in sette giorni in un paese davvero caldo come la Turchia.

Ci si deve organizzare e questa volta voglio usare la testa, fare un buon Rally e prepararmi in previsione di altre gare desertiche. Così sento Machetti, il “Guru” della Beta della Dirt Racing che con Paolo Calzati aveva già sviluppato un serbatoio posteriore per la 430, ottima base di partenza per un test come si deve. In poco tempo si monta tutto, supporto per lo stella (sistema di controllo GPS in gara) posto in testa alla torretta di navigazione così da avere un’ottima visibilità realizzato in anteprima in collaborazione tra me e appunto il Calzati (persona davvero in gamba, pignola e precisa nel montare a tempo record tutto il necessario).

Chiamo anche Giulio Fantoni, tracciatore del Road book insieme a Dario Del Vecchio, per capire se sarebbe stato possibile usare il Comaster, ormai noto RB elettronico. Una volta interfacciatosi con Zanetti, patron dell’omonimo progetto, ha facilmente risolto il problema della conversine dei RB cartacei consentendomi di usare la tecnologia anche in Turchia e così avevo tutte le carte in regola per poter far bene, considerando che per l’abbigliamento ero “modestamente” a posto, ovviamente con Ego-industries Go-Fast!

Tutto pronto quindi ed allora come un lampo arriva il 23 agosto, con i biglietti in mano e un paio di zaini siamo a Malpensa pronti per Istanbul, con prole e moglie al seguito ed il fido amico Claudio Daelli che pubblicamente ringrazio per l’assistenza e la pazienza durante tutto il rally (si stancherà più lui a guidare il camper tra una tappa e l’altra che Gerini alla Dakar). Grazie all’organizzazione di Burak ed Orhan Celen, ed alla mitica Elif che gestisce il contatto con gli italiani, ci viene a prendere un transfer all’aeroporto per Abant Lake a 1.300 mt di altitudine, luogo bello fresco dal quale partirà la prima tappa e dove si svolgeranno le verifiche.

Il 24 agosto si aprono le danze con il briefing che alle 15 sancisce l’inizio ufficiale del rally durante il quale si avvisano i piloti che alle 18.30 nella vicinissima città di Bolu ci sarà la cerimonia di partenza del rally dove tutti i mezzi sfileranno davanti al sindaco per poi rientrare al parco chiuso organizzato presso il lago.

Cerimonia molto gradita in questa città pulita ed ordinata dove si arriva tutti insieme in un cordone di mezzi davvero lungo e folto con un pubblico di amanti e curiosi davvero numeroso, dove il sindaco dopo un breve discorso, poco capito da noi italiani per via della lingua, invita a salire ogni singolo concorrente sulla passerella e dopo una piccola presentazione del pilota si fa rientro ad Abant.

Alla sera al briefing verrà spiegato che questa edizione del Transanatolia ha come scopo quello di far conoscere i luoghi di interesse storico della Turchia, di fatti le tappe attraverseranno molti punti importanti del paese ricchi di storia come il monte Nemrut, Mardin bivacco della sesta tappa od ancora la città di Gobeklitepe di ben 12.000 anni di storia.

Questa edizione è importante anche sotto un altro punto di vista, l’organizzazione ha chiesto di candidarsi alla Coppa del Mondo FIA Cross Country e così un inviato è stato chiamato a valutare la gara ed a stilare una relazione, se questa dovesse avere parere positivo l’anno prossimo il Transanatolia potrebbe entrare nel circuito FIA.

Come dicevo i giorni di gara sono 7 per un totale di 2300 chilometri divisi in 18 prove speciali, un rally molto impegnativo che mi darà occasione anche di testare in questa disciplina il nuovo abbigliamento Apex-Ultra della Ego-industries, completo davvero leggero e traspirante che non teme il caldo.

 

TAPPA NUMERO 1

Questa prima tappa di 378 km terminerà nel distretto di Haymana, dove la temperatura purtroppo è molto diversa dal lago di Abant, infatti partiti al mattino con 16 gradi siamo arrivati alla fine Ps che il termometro segnava circa 40 gradi.

Le prove speciali della prima tappa sono state ben tre, la prima chiamata SS 1 “Abant” era di soli 25,9 KM con 44 note (1 nota ogni 591 mt) ed aveva l’arduo compito di scaldare i piloti.

Una Speciale corta per riprendere confidenza col RB, svolta in pieno in ambiente di montagna con boschi fatati, piste non troppo veloci e navigazione complessa dove il terreno umido consentiva un ottimo grip e permetteva di divertirsi per bene. Partenza a mt 1.437 mt di quota, picco a 1.800 al km 6 e arrivo in discesa a 1.070 mt di quota, un bellissimo giro sulle “montagne russe” come si suol dire!

La seconda PS chiamata SS 2 “Köroğlu” era di ben 158 Km con 139 note (1 nota ogni 1136 m), e come ci ha detto il buon Fantoni nel breifing, una delle speciali più lunghe di tutto il rally. Si continuava nello stesso ambiente montano della prima PS con escursione sono ad oltre 2.000 mt dove la temperatura più fresca ci ha dato un po’ di tregua. Anche in questa speciale abbiamo attraversato bellissimi tratti di sottobosco intervallati da piste a volte ruspate, a volte devastate da canali e resti di taglio di legna. Non sono mancati anche settori molto veloci su piste larghe. L’altitudine di questa tappa per così tanti KM si è fatta sentire e le orecchie si stappavano come spumante ad una festa, si partiva a 1.337 mt, un picco massimo di 2.074 per finire a 1.100 mt.

L’ultima Ps del giorno, la SS 3 “Beypazari” risultava di “soli” 47 KM e 50 note 50 (1 nota ogni 940 m) completamente in pianura tra campi di grano e larghe piste veloci con una navigazione semplice ma che, dato le alte velocità, non era difficile incappare in qualche errore.

Questa prima giornata per me si apre all’insegna della sorpresa, nel bivacco mi arrivano i complimenti dalla gente che incontro e sinceramente non credo a ciò che mi dicono. Nonostante tutte le premesse e promesse sono davvero avanti nella classifica, difficile da credere ma non pensiamoci anche perché il mio obiettivo è quello di finire il Rally.

 

TAPPA NUMERO 2

Questa tappa prevede la PS più lunga di tutte quelle del rally, la bellezza di 168 Km al cardio palma.

In totale erano due le prove speciali, la prima chiamata SS 4 “Tuzgölü”, appunto dal turco “lago salato”, come già detto di 168 KM e 157 note (1 nota ogni 1070 mt) che attraversava il grande lago salato con molta navigazione a CAP, sia dentro che fuori dal lago. Con una superfice di circa 1.700 Km2 risulta essere uno dei laghi salati più grandi del pianeta, e non faccio fatica a crederlo perché una volta dentro non ne vedevi la fine.

In questa speciale la classifica mi ha visto partire secondo, situazione da non sottovalutare perchè il peso psicologico dell’ansia da errore spesso se non gestita, gioca brutti scherzi, ed io modestamente negli scherzi ci sguazzo!!! (qua ci sarebbe stata ad hoc la faccina della scimmietta che si copre gli occhi disperta)

Tra l’altro proprio poco dopo la partenza della speciale, esattamente al km 7, il RB mi ha abbandonato per un problema di alimentazione e di fusibili. Senza farmi prendere dal panico mi sono accodato ai compagni di cordata, Marco Borsi ed al buon Livio Metelli che nel frattempo mi avevano raggiunto. Scoprirò poi a fine PS che anche Livio nel corso della tappa aveva avuto un problema simile e dunque l’unico in grado di guidare la cordata era Borsi.

Così il trenino Borsi-Metelli-Quinto, hanno giocato bene le carte ed approfittando di un errore di Gerini, che nel frattempo aveva perso terreno, si è portato avanti finendo la PS davanti al Pilota del team Solaris spezzando così l’incantesimo …. almeno per una sola PS.

Certo che se non fosse stato per Borsi eravamo ancora tutti la a pascolare, questo è da ammettere ma non ditelo al pilota del trxraid che poi se la tira…!

La seconda ed ultima di giornata e la SS 5 “Obruk Platosu” risultava essere di 73,8 KM con 104 note (1 nota ogni 709 mt) . La speciale si sviluppava inizialmente in una zona vulcanica attorno ad antichi crateri che purtroppo navigando con il RB non è stato possibile vedere. La parte iniziale si articolava su piste con molte note e molti cambi di direzione in un ambiente desertico, secco e pietroso dove il caldo era tornato a farsi sentire e con che prepotenza, così da credere di essere in Marocco! La parte centrale della PS invece ci ha visto sfrecciare si piste veloci con qualche settore più lento tra i tanti campi coltivati della terra Turca. Gli ultimi 20 Km, come se non fossimo già abbastanza stanchi dalla bellissima ed afosa giornata, la speciale ha preso una piega diversa con l’attraversamento del grande lago salato con l’utilizzo del CAP ed altri settori di fuoripista su terreno abbastanza tormentato.

Finalmente la fine PS ed a pochi KM il bivacco sul lago di Acigol, con una temperatura più umana ed un bellissimo panorama a pochi metri da crateri ormai spenti.

In questa seconda speciale, sarà stato per culo o per qualche mio intervento sull’impianto elettrico, il RB aveva ripreso a funzionare e di conseguenza mi son dato alla fuga chiudendo ancora una volta secondo con 24’07” di ritardo dal primo, manco a dirlo, Maurizio Gerini.

 

TAPPA NUMERO 3

Eccoci alla terza tappa, finalmente la più corta del rally da 248,62 km con la quale si entra in Cappadocia, regione storica dell’Anatolia centrale.

Dopo una notte passata sulle rive del lago, notte molto movimentata per via del forte vento che a tratti spirava sul bivacco, con una brezza frizzante mattutina siamo giunti alla partenza della terza tappa, direttamente dal bivacco senza riscaldamento. Prevede tre PS, la prima da 73 chilometri a cui seguiranno poi una seconda da 66 e una terza da 15.

L’arrivo della tappa sarà nella storica città di Goreme, patrimonio dell’umanità Unesco dal 1985, conosciuta per via delle sue architetture naturali che hanno preso il nome di Camini delle fate (Peribacalar), pinnacoli conici in tufo sormontati da cappucci di roccia spesso visitabili attraverso un giro panoramico con le mongolfiere (due anni che ci passo e due volte che non riesco a fare il giro in mongolfiera).

Ma veniamo alle PS, la prima SS6“Acigöl ” di 73 Km e 122 note (1 nota ogni 598mt) partiva direttamente dal bivacco, lago Acigol, come il nome dato alla prova, con un giro panoramico attorno al lago prima di entrare nel pieno della gara che si è svolta completamente in pianura con piste molto veloci e navigate a tratti anche fuoripista su piste molto rovinate.

La seconda della giornata la SS7“Ihlara” di km 63 e 48 note (1 nota ogni 1310mt) era molto simile per lo meno per la prima parte, la seconda invece ci ha portati su un tratto di montagna sino a salire a 1.900 mt per poi riscendere velocemente sino alla fine della ps. Tratti in salita e pietrosi hanno caratterizzato questa parte di speciale.

La terza ed ultima prova del giorno, la SS8 “Gǖzelyurt” di soli 15,3 KM e 24 note (1 nota ogni 637m) è stata davvero veloce, pista quasi da Baja che ci ha portato direttamente in città con un giro panoramico attraverso il centro per poi giungere all’albergo per la notte.

Inutile dire quanto sia caratteristico il panorama di questa città, quando si arriva e si intravedono da lontano questi “camini delle Fate” sembra quasi un panorama surreale da film di fantascienza, salire sulla cima della città e governare dall’alto il panorama mi dava una sensazione di capogiro dalla vastità del territorio.

Per fortuna questa notte la passeremo in albergo a 5 stelle, manna dal cielo …!

 

TAPPA NUMERO 4

Una tappa nelle media del chilometraggio, per un totale di 372 chilometri complessivi e ancora tre prove speciali. La prima misurerà 59 km, la seconda 54 e la terza ben 107 e finirà direttamente al bivacco di Se Yaylasi.

La prima speciale della giornata SS 9 – “Sultan Sazliği ” era di 59,1 km con 70 note (1 nota ogni 843 mt) ed ancora una volta si sviluppava inizialmente all’interno di una zona pianeggiante di un lago salto con fuoripista iniziale e successivamente un tracciato che lo costeggia con la presenza di erba cammello e piste rovinate. La seconda parte invece tornava ad essere caratterizzata da piste larghe e veloci lungo canali e fossi con qualche tratto più lento e rovinato.

In questa prima speciale, haimè ho ceduto all’enorme tentazione di tuffarmi che da giorni non mi lasciava tregua. Complice un ciuffo d’erba cammello che, a mio dire, in Turchia si spostano, e se non ci credete venite a provare voi stessi.

Confuso e stordito dalla continua ricerca di CAP, al di là di un campo pieno di ciuffi d’erba, modestamente evitati con discrezione, sono arrivato in quella che pareva essere una pista.

Aperto il gas e dopo una derapata degna di Marquez, mi sono reso conto che era ancora un campo pieno di ciuffi d’erba cammello e, ormai preso dalla foga della derapata, ne ho preso uno in pieno (era enorme ed impossibile da non vedere) ribaltandomi rovinosamente. Nemmeno il tempo di contare i danni che ho rialzato la moto e con lo stella in mano ed il cupolino che penzolava, mi son portato alla fine della PS. Non so se si sono sentite le parolacce in Italia, ma fidatevi ho molta fantasia nel dirle….!

Finita la prima PS, ho cercato di sistemare velocemente il danno in qualche modo con chili e chili di fascette, saggiamente legate allo stelo forcella di sinistra, ripartendo immediatamente per portarmi a ridosso della partenza della seconda PS per evitare penalità.

Nel mentre tutto intorno c’era un “bel posto per attendere l’inizio del SS con piscine naturali e fontane così come scritto da Fantoni nelle note del RB, i ragazzi che erano già arrivati si sono prodigati per darmi una mano e sistemare il casino fatto. Chi con qualche fascetta in più chi con l’ingegno mi hanno consentito di riprendere la gara senza problemi. Gerini, Metelli, Borsi, Tarricone, insomma tutti hanno fatto qualcosa e ciò dimostra quanto sia davvero genuino questo sport dove tutti sono sempre pronti per darti una mano anche se sei un diretto avversario.

Da li a pochi minuti era iniziato il countdown per la partenza della seconda PS, la SS 10 – “Bakirdaği ” di 54 km e note 65 (1 nota ogni 830 mt). Qua si tornava in montagna con un’altitudine massima di 1.840 mt, dove inizialmente uno sterratone veloce portava man mano a salire di quota dove piste più strette e rocciose trovavano la loro giusta dimensione. Molti anche i tronchi a terra dato la zona boschiva e i passaggi stetti.

Tanti i pericoli segnalati nella seconda parte per via dei numerosi burroni in discesa dove la percezione del pericolo alle volte, in gara, è minimizzata.

La terza ps del giorno la SS 11 “Maraş” era di 107,3 km con 151 note (1 nota ogni 708 mt) ed anche questa prevedeva un tratto montano da scalare per ben due volte, salita e discesa per la prima parte con punta massima di altitudine a 1.830 mt al km 35, successivamente un’altra salita e discesa con la stessa latitudine massima al km 60.

Anche in questa PS i pericoli segnalati erano davvero tanti con qualche nota con i famosi tre punti esclamativi con l’aggiunta di un “+” che, il buon Fantoni, ci spiegava aver inserito per attirare maggior attenzione e che il nostro apri pista Paolo ci ha ben segnalato con lo spray rosa sul tracciato per aiutare la percezione del rischio. Insomma il must era guida a vista e molta attenzione anche nel passaggio di villaggi con settori a velocità limitata

L’arrivo era a 1.530 metri direttamente al bivacco immerso nella natura senza nessuna copertura, lontano da ogni forma di tecnologia e modernità, insomma il tipico parco di Heidy, favoloso.

Qua i mezzi dell’assistenza hanno davvero faticato per arrivarci, tra l’altitudine e la strada sterrata è stata un’impresa.

Solo qua ho saputo della caduta di Francesco Tarricone che fortunatamente senza conseguenze fisiche, ha però perso molto tempo e dunque posizioni importanti in classifica. (Tarri ricordati che hai il mio RB)

In serata poi il mitico Fernando, parte attiva dell’assistenza di Evasioni, meccanico dalla trentennale esperienza di Dakar e Rally vari, ha sapientemente curato tutte le ferite della mia piccola Beta, consentendomi l’indomani di ripartire senza problemi e senza dubbi.

 

TAPPA NUMERO 5

La stanchezza inizia a farsi davvero sentire, soprattutto per me che con poco allenamento dopo l’infortunio dell’anno scorso pensavo di non arrivare sino in fondo ma con la posizione raggiunta dovevo stringere i denti e gestire.

Proprio questa mattina il mio meccanico Dakariano che mi assiste prima di partire mi dirà “Nicola il tempo perso non lo recuperi” ….

Lì per lì non ho fatto troppo caso a queste parole, ma col passare dei KM, vedendo le speciali passare su burroni così alti, echeggiavano nella mia testa in continuazione.

E così inizia la prima Ps della giornata la SS 12 “Engizek” di km 92,5 con 135 note (1 nota ogni 685 mt) che ci ha portati sino a 2.330 mt al KM 56 in alta montagna. Una speciale lunga con panorami fantastici ma da capogiro, piste perennemente rocciose, burroni e precipizi ad ogni curva, pericoli segnalati anche dalle mucche incontrate nel percorso.

L’ultima parte risulterà più veloce e semplice ma sempre da gestire con attenzione perché la stanchezza della giornata può giocare brutti scherzi.

E proprio in questa Ps, dove il pensiero costante era quello di tenere chiuso il gas, dopo una curva a sinistra cieca, vedo Metelli infilato con la moto in una piccola insenatura della montagna affiancato da due gendarmi che stava lavorando sulla moto. Mi prende un colpo vederlo lì con i gendarmi, rallento mi sto fermando e chiedo urlando se fosse tutto ok. Alza lo sguardo e mi fa cenno di andare avanti e che è tutto ok. Scoprirò a fine Ps che a causa della polvere ha fatto un dritto in questa piccola insenatura e che nella botta si era rotto un cavo dell’impianto elettrico che non gli ha permesso di ripartire subito. Trovato il problema lo ha risolto ed e riuscito a ripartire perdendo però molte posizioni.

Davvero peccato mi è dispiaciuto molto anche perché ci stavamo giocando la terza posizione ed entrambi stavamo dando davvero il massimo per lottare, avrei preferito lottare ancora sino all’ultimo e magari perdere la posizione, ma sul campo e non a mani basse.

La seconda ps di giornata la SS 13 “Ulubaba” di km 36,9 con 56 note (1 nota ogni 660 mt) torna a salire sino ad una altitudine di 2.522 mt al KM 20, ed ancora il panorama è quello di montagna e più precisamente sul monte Ulubaba.

Inizia con un tratto di pista molto veloce, in salita con continue curve ed un terreno molto scivoloso dove far spazzolare la moto è un gioco da ragazzi, un po’ meno fermarla… !

Continua con tratti ripidi e rocciosi per poi scollinare e scendere con piste ripide ma meno tortuose. I panorami anche qua sono da capogiro, la vista si perde all’orizzonte e si fatica a restare concentrati, anche perché i pericoli sono davvero importanti e cadere in un burrone vorrebbe dire farsi davvero male. Ancora riecheggiano le parole di Fernando, il tempo perso non lo recuperi, ma è davvero difficile andare velocemente lenti….!

Eccoci all’ultima PS del giorno, la SS 14 “Çelikhan” di 34 km e 49 note (nota ogni 694 m) fortunatamente tappa inizialmente veloce su piste larghe dove lo stress da burrone scende, ma che successivamente continua su una pista molto stretta a ridosso della montagna, dunque ancora molta attenzione e pericoli importanti.

Uno stage molto caratteristico anche perchè dall’alto della montagna all’orizzonte si scrutava la Mesopotamia, la così detta culla della civiltà. Il bivacco sarà sulla cima del meraviglioso monte Nemrut, facente parte del gruppo di montagne del Tauro Orientale la più alta di tutta la Mesopotamia settentrionale.

Qua si trovano delle enormi statue di animali e soldati affiancate a quelli che sembrano resti di grandi edifici, antiche rovine della tomba del re Antioco I che fu il più importante sovrano del piccolo stato ellenico di Commagene, patrimonio dell’UNESCO.

La notte la passiamo su questa montagna dove ci dicono che il meteo è molto variabile e dove il vento soffia a tratti molto forte. Il Mattino ci svegliamo con una forte ma breve acquazzone che ci costringe a mettere al riparo tutto l’abbigliamento lasciato fuori a prendere aria.

 

TAPPA NUMERO 6

Si parte con l’asfalto bagnato per via di una serie di acquazzoni che dalle 5 di mattina si scaricano sul nostro bivacco, mentre tutto intorno pare ci sia un bellissimo cielo azzurro.

Dopo una lunga e calda lieson, il miraggio del fresco è durato il tempo di un caffè lungo, arriviamo a ridosso della partenza della SS15 la prima della giornata “Botaş 1” di 29.4 km con note 25 (1 nota ogni 1.170 mt). Questa PS aveva solo note di pericolo in quanto era una prova di un Baja, completamente dritta e molto veloce ma nonostante tutto alquanto pericolosa perché il terreno era tutt’altro che liscio.

Il primo, come sempre, è stato Gerini l’unico a scendere sotto i 15 minuti, per l’esattezza 14.20 il secondo in 15.41 Said Yusuf e terzo a parimerito con me 15.48 Richard KAYE poi a seguire Borsi, Sandri, Piolini, Metelli e via discorrendo.

Una tappa al cardio palma perché, dal canto mio, fatta tra i 130 e i 150 km/h alle volte a limitatore, e dulcis in fundo mega dosso saltato completamente a 140 km/h con atterraggio di fortuna e contraccolpo esagerato, così forte che la scritta Team Cubo sulla sella mi è rimasta tatuata per due giorni sulle chiappe….

A fine speciale, non sono mancate le sorprese, il cronometrista mi guarda la moto con occhi spalancati e mi urla di spegnere la moto. Abbasso lo sguardo e vedo un lago di benzina cadere dal corpo farfallato. Come nel “l’aereo più pazzo del mondo” niente panico penso… niente panico… ma al riavvio della moto, quando la benzina non accennava a fermarsi ho iniziato a dire OK PANICO!

Corro all’inizio della speciale successiva per non prendere penalità, timbro e inizio a smontare la moto con l’aiuto di Richard, Gerini, Sandri. Sembrerebbe che, l’ultimo dosso a 140 km/h mi ha giocato un brutto scherzo; il contraccolpo mi ha fatto saltare il tubo della benzina che si innesta nell’iniettore e di conseguenza l’OR spostandosi non faceva più tenuta. Prontamente smontato e rimontato, il problema era apparentemente risolto, ma nel serbatoio ora erano rimasti solo pochi litri e il rifornimento successivo sarebbe stato a 53 KM in mezzo alla speciale con una neutralizzazione di 15 min.

Così Sandri con la sua Husqvarna 450 rally e Richard con la sua KTM 450 Rally si sono adoperati per darmi qualche litro a testa e pian piano nella seconda Ps siam riusciti ad arrivare al rifornimento.

La seconda ed ultima PS SS 16“Botaş 2” era di km 85,3 con 136 note (1 nota ogni 625 mt) per la prima parte molto simile alla prima PS, con qualche pericolo in più ma pressochè identica.

Per la seconda parte le piste diventavano più tortuose, strette e la navigazione più complicata per finire in un toboga stretto in mezzo alle piante, lento ma molto divertente dove il terreno da duro diventava più morbido ed il grip consentiva di divertirsi molto di più.

Nonostante tutti i problemi, la caduta e la benzina che non avevo, la tappa è scivolata via con una velocità molto bassa, ma portata a termine, non è il momento di fare scherzi, qua ormai devo arrivare alla fine e gestire la terza posizione.

 

TAPPA NUMERO 7

La sera prima dell’ultima tappa, in albergo, veniamo radunati tutti insieme, italiani e non, per il briefing obbligatorio dove, ci dicono, esserci delle novità. Per via di alcune situazioni di traffico e di lavori in corso, in continua evoluzione sul percorso di gara del giorno dopo, l’organizzazione ha deciso di annullare la seconda PS dell’ultimo giorno.

Pertanto, dopo la sola prima speciale SS 17 “Viransehir” di km 55,4 e 65 note (una nota ogni 852 mt), la seconda sarebbe diventata una semplice laison. Questa prima PS ricalca le caratteristiche delle ultime precedenti, interamente su piste larghe e veloci, che corrono sempre sull’argine di un canale artificiale su entrambi i lati. Il fondo come sempre abbastanza irregolare non consente di prendere grandi velocità e anche per la presenza di dossi e canali di scolo in cemento che attraversano la pista.

E’ inutile dire cosa mi girava per la testa l’ultimo giorno, bastava il crine di un cavallo nel filtro dell’aria, come tutti d’altronde, per buttare via tutta la gara, dunque molta attenzione e gas quasi chiuso. Finita la prima e ultima speciale del Rally, ora la direzione era Şanliurfa presso l’Hilton Garden Inn dove, ora posso dirlo, il podio, mia moglie e il mio Pilotino Rey mi aspettavano. Un brivido mi pervade tutta la schiena e non credo a ciò che ho fatto, gli ultimi km mi rivedo ogni singolo metro delle speciali, sento le voci degli amici e il rumore dei tasselli che in staccata si aggrappano al terreno echeggiare nella mia mente.

Pian piano si arriva in città e nel mentre conto i ringraziamenti che devo fare, prima tra tutti mia moglie che ancora spera che metta la testa a posto, l’amico Claudio che mi ha sostenuto tutto il Rally, il meccanico Fernando ed Evasioni con i suoi collaboratori che impazziscono per farci correre sempre in sicurezza e, diciamolo, con la pancia piena di buon salame formaggio e vino dopo le speciali!!

Grazie davvero a Giulio Fantoni per i chiarimenti al RB, a Paolo apripista mitico e meticoloso, a Zanetti per tutto il lavoro di digitalizzazione del RB per l’uso del Comaster, davvero comodo in questo rally così lungo.

E intanto che ringrazio nella mente tutti, sbaglio nota ad un incrocio, giro e torno indietro ed al benzinaio trovo buona parte degli italiani fermi a mangiare qualcosa in un modesto ristorante con l’aria condizionata. Entro e mi accodo, la fame è tanta, sarà perché ormai la tensione è scesa, e poi al tavolo con tutti i piloti escono sempre bellissimi aneddoti da raccontare, come la Lince di Lorenzo (ve la farò raccontare da lui…)

Finito al ristorante si va verso il podio per le premiazioni ed ancora un grazie a Machetti della Dirt Racing, a Calzati, ai fratelli Vezzani di Motoway di Assago per le gomme.

Entrando lentamente in città ripercorro le tappe ricche di storia che Andrea Danesi ha saputo raccontare con cura e passione nei report pubblicati su Soloenduro, dai quali mi sono permesso di prendere spesso spunto, grazie dunque a lui ed a Enzo Danesi ed Elisabetta Caracciolo per le foto, la pazienza e la professionalità dimostrata in tutto il rally.

Sarà contento Rodolfo Maraldi che avrà modo di pubblicare un articolo del Transanatolia su Endurista scritto dal terzo gradino del podio, grazie ovviamente anche a lui per l’opportunità.

Ovviamente eternamente grato al Moto Club Team Cubo ed ai suoi sponsor che mi consente di fare queste bellissime esperienze, e grazie a me ed alla Ego-industries che mi dà la possibilità di andare in moto vestito davvero fashion!!! A proposito, Apex-ultra promosso a pieni voti.

In sintesi ragazzi, il Transanatolia è una gara davvero dura e difficile, l’ho già paragonata nel 2017 ad una mini Dakar (anche se la Dakar non l’ho mai fatta) e lo faccio ancora. Ben organizzata, con un’attenzione a molti dettagli importante, come il bivacco, le docce, il cibo, l’assistenza medica. Insomma non manca nulla per farla rientrare nel circuito della FIA, cosa che mi auguro avvenga presto, una volta nella vita è da provare perché ti lascia davvero il segno.

Ed intanto mi domando, quanto manca al Transanatolia 2020 …. 😉

Ve lo dico in turco “gulu gulu”!